How to be a FoodBlogger

La Blogmania ha già raggiunto da tempo un livello estremamente dilagante in ogni angolo del pianeta.
Oggi ci sono blog talmente potenti da influenzare le scelte socio-politiche di interi stati. Si veda ad esempio il blog di Beppe Grillo, che vanta (secondo dati non ufficiali) dai 5,2 ai 7,5 MILIONI di visitatori al mese.  Oppure il caso dell’ormai famosissima Chiara Ferragni, fashionblogger di theblondesalad, un sito da circa 110’000 visite uniche giornaliere e che ha dato vita ad un gruppo societario che fattura cifre sicuramente degne di nota.

Anche il mondo del food, seppur in dimensioni più modeste, ha i suoi vip.

Non sarò di certo io ad insegnarvi qualcosa su come si diventa “foodblogger”, dato che nel mio piccolo ho solo da imparare.
Più che altro mi andava di scrivere due righe su questa nuova avventura e questo nuovo “mondo”, fatto di pesci piccoli e pesci grandi, di scrittori concreti e meno concreti, di medaglie vere e rovesciate.
Ammetto di non essere un accanito lettore di food-blogs, in quanto sono poco interessato a seguire le ricette.  Preferisco leggere le novità e sopratutto le opinioni personali dei foodbloggers.
Diventando io stesso un foodblogger (posso definirmi tale?), ho incominciato a leggere di più ed a cercare di capire.
Come in ogni cosa, anche nel mondo del food-virtuale c’é del bello e del brutto.  Talvolta per trovare il “brutto” basta un colpo d’occhio, altre volte occorre leggere con attenzione.
Ciò che mi fa un po di tristezza, é la ricerca sfrenata della “monetizzazione”, ovvero quel lato più o meno  oscuro di business legato alla popolarità sul web.  A tal proposito, temo che qualche blogger si sia dimenticato del motivo per cui un tempo quel blog era nato.

…e qui sorgerebbe la domanda: “ma perché, davvero si fanno i soldi con un blog?
Ebbene credo che nello 0,01% dei casi si. Nel 99,9%, ci provano.
C’é chi ha avuto successo grazie alla propria competenza ed originalità, tanto da esordire addirittura con programmi TV e libri, come ad esempio la bravissima Laurel Evans, od altri come Chiara Maci , Sigrid Verbert o Sonia Peronaci.
Molti altri tentano di emulare e cavalcare l’onda, cercando di attirare quanti più lettori possibili e “monetizzando” nei modo più disparati.

A proposito di foodbloggers “paraculi”, mi é piaciuto molto un articolo della Cuochina Sopraffina..

ma questi Foodbloggers, quanti sono?
Una montagna.
Stime recenti sul mercato italiano, dicono che i foodblog sono circa 2’500/3’000  (ebbene si, TREMILA blog amatoriali di cucina).
si va da quello estremamente amatoriale e poco curato, a quello semi-professionale ed aggiornatissimo.

“ma quindi si può diventare foodblogger di professione?”
C’é chi dice di si, ma a me sinceramente viene da sorridere.
Non dubito che qualcuno ce la possa fare, ma si tratta di casi rarissimi.
Inoltre, faccio fatica a coniugare l’idea del blog, che nasce come libera espressione popolare di idee ed opinioni, al concetto di “lavoro retribuito”, e quindi legato economicamente.

Sempre secondo alcuni autorevoli bloggers, tra loro non c’é una buona aggregazione o collaborazione ma vige una concorrenza spietata.
Una giungla fatta talvolta anche di insulti e discrediti. Sgomitano l’uno contro l’altro nella via verso la visibilità sul web e la ricerca del successo.

Nel mio breve excursus nel mondo del foodblogging, ho ironicamente appioppato alcune “etichette” ai foodbloggers che ho visitato.

Gli amatoriali:  Concreti. Talvolta graficamente grezzi, ma meravigliosamente veri. Rappresentano il vero foodblog, quello della sciura Maria o della ragazza della porta accanto, spinto dalla passione culinaria e generalmente libero da ogni legame economico.

i venduti: hanno un minimo di popolarità, quindi sono appetibili dalle aziende di settore che tentano di utilizzarli come “mezzo pubblicitario a bassissimo costo”.  Il legame economico-commerciale tra il blog e l’azienda é evidente. Il blog vive con l’intento di accaparrarsi collaborazioni con i fornitori ed i testi che ne derivano sono talvolta spudoratamente mielosi e malcelatamente pubblicitari. C’é chi lascia comprare le proprie opinioni con qualche lattina di polpa di pomodoro.  A mio personale giudizio, sono i blogs peggiori.

i fanatici dell’ottimizzazione per google: La regola imperante é una: essere visibili su Google per ottenere visibilità.  Testi, pagine e fotografie sono tutti studiati fin nel midollo per una perfetta ottimizzazione (e quindi monetizzazione). Questi bloggers hanno generalmente come scopo principale la realizzazione di un network a fini commerciali (niente di male se la cosa é dichiarata).

le stars: sono rare e si contano sulle dita delle mani.  Alcuni sono blog bellissimi e delle vere e proprie “miniere” di sapienza per il web. Altri, sembrano vetrine pubblicitarie.

gli emulatori: Non hanno una propria personalità. Tentano la scalata scimmiottando chi il successo lo ha già raggiunto.

Con questo non voglio certo elevarmi ad un livello superiore, anzi…   Ho solo da imparare.
Sono solo uno spettatore, con i miei gusti ed anche con le mie perplessità.

E voi cosa ne pensate?

Tiziano

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